1 Giugno 2026
L’ENCICLICA DI PAPA LEONE TRA CIBO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi che ha allargato gli squilibri sia tra i Paesi che all’interno di uno stesso Paese («Pochi hanno troppo e troppi hanno poco, questa è la logica di oggi»), la realtà che a pagare il conto più alto siano sempre i poveri “ nelle crisi economiche e finanziarie”. Ma anche “la necessità di superare gli attuali parametri di misurazione del grado di sviluppo – da oltre ottant’anni ancorati al concetto di Prodotto Interno Lordo – che tralasciano quasi sistematicamente profili essenziali per il benessere complessivo delle persone e dell’ambiente”.

Oltre all’Intelligenza Artificiale, l’Enciclica “Magnifica Humanitas” dil Papa Leone XIV ha affrontato tanti temi cari alla Coldiretti che  ha un legame storico con la dottrina sociale della Chiesa. Un principio fondante dell’organizzazione che ha impostato la sua azione sindacale sui principi sociali, ponendo la persona la centro del suo operato.

Ed è sulla scia di questa impostazione, che resta  un elemento vitale della sua azione sindacale e sociale, che Coldiretti ha intensificato quelle battaglie finalizzate a tutelare l’uomo, la natura, il benessere, la salute. Obiettivi che ruotano intorno al cibo inteso in un’accezione ampia  che non si limita alla sola nutrizione, che comunque è una finalità prioritaria soprattutto in quelle aree del globo che non sono riuscite ancora  debellare l’emergenza fame. Il cibo, che  in questi ultimi anni è stato trasformato in un’arma, per Coldiretti è un elemento che garantisce invece la democrazia e la pace. Mai dunque così strategico in una fase storica segnata da conflitti, arrivati nel cuore dell’Europa che, dopo la seconda guerra mondiale, sembrava inviolabile.Da qui l’impegno a 360 gradi a impedire che la governance del cibo finisca nelle mani di pochi.  Per questo  Coldiretti si è opposta con tutta la sua forza, attirandosi anche violente critiche, ai prodotti alimentari realizzati in laboratorio. Al di là della questione della sicurezza alimentare  non garantita da manipolazioni chimiche, la motivazione è anche i natura etica. Affidare il futuro dell’alimentazione del mondo a pochi “paperoni” che già oggi gestiscono le big tech e anche la farmaceutica significherebbe distruggere quel mondo che ruota intorno alla produzione agricola costituito da saperi, tradizioni, competenze, anche innovazione, ma finalizzata a rafforzare l’offerta produttiva e a consentire alla platea degli agricoltori di continuare a svolgere una funzione vitale  anche per la difesa dell’habitat.

L’agroalimentare si intreccia con la cultura, con il mantenimento di paesaggi che sono essi stessi espressione di “arte”, con il turismo di cui oggi la tavola è una delle principali attrattive. Non disperdere questo immenso patrimonio è per Coldiretti un obiettivo fondamentale che rappresenta un tutt’uno con la difesa dei soci e dei consumatori. Tutto alla fine ruota intorno all’uomo, alla famiglia, alla dignità del lavoro.In questo contesto si spiegano anche le critiche all’Unione europea che negli ultimi anni è sembrata più orientata a indurre le imprese agricole ad abbandonare il campo che a sostenerne gli sforzi per affrontare le criticità causate dalla pandemia, dalle guerre e dagli ostacoli al commercio mondiale.Coldiretti che  ha mostrato coraggio nell’assumere scelte controcorrente ne ha chieste altrettante a Bruxelles.

Ma finora le risposte che sono arrivate sono state  eccessivamente soft e insufficienti a consentire un vero cambio di paradigma. L’unico che possa davvero evitare una pericolosa debacle. Un atteggiamento che oggi appare incomprensibile.  Perché fino al dramma della pandemia non era ben chiaro quanto valesse la capacità dei popoli di garantirsi l’autosufficienza alimentare.

Ma il Covid è stato uno spartiacque. O almeno così sembrava. Invece se non ci fosse Coldiretti a dare la scossa si rischierebbe di tornare nell’oblio. E magari di continuare a credere che abbandonare un settore maturo come l’agroalimentare in fondo non sarebbe un grave danno. Certo non sarebbe un danno, ma una catastrofe.

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